La Banca Centrale Europea segnala che l'incremento dei costi energetici avrà ripercussioni fino al 2027. Nel Bollettino economico diffuso stamattina, si legge: "Il conflitto in Medio Oriente e gli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina scatenata dalla Russia hanno ulteriormente alzato i prezzi dell'energia", affermano da Francoforte, sottolineando che è "probabile" che ciò "mantenga l'inflazione complessiva ben al di sopra del target del 2% fino alla prima metà del 2027".
"Successivamente", continua la BCE, "si prevede una diminuzione della componente energetica, che dovrebbe rimanere negativa fino a metà 2028, contribuendo a una riduzione dell'inflazione complessiva". L'istituto prevede inoltre "che gli aumenti dei costi energetici si riflettano gradualmente sui prezzi dei beni alimentari e di fondo". Secondo la BCE, "anche il miglioramento delle prospettive economiche dovrebbe portare a un lieve incremento dell'inflazione di fondo, che continuerà a crescere fino all'inizio del 2027 e rimarrà elevata per il resto dell'anno, per poi calare nel 2028". In generale, "si prevede che l'inflazione complessiva si avvicini all'obiettivo verso la fine del 2027, grazie agli effetti dei tassi di interesse più elevati".
La Banca con sede a Francoforte ritiene che i rischi per le prospettive di inflazione siano "orientati al rialzo", in particolare a causa del conflitto in Medio Oriente e degli sviluppi della guerra in Ucraina. La crisi energetica potrebbe ancora peggiorare, con un significativo aumento degli altri prezzi. In particolare, i prezzi del gas potrebbero salire se si verificassero ulteriori interruzioni delle forniture o un inverno rigido con scorte energetiche basse. Questo scenario potrebbe portare a un aumento dell'inflazione attraverso effetti indiretti e secondari.
Inoltre, nuove tensioni commerciali potrebbero frammentare ulteriormente le catene di approvvigionamento globali, riducendo la disponibilità di materie prime critiche e aggravando i limiti di capacità produttiva nell'economia dell'area euro. A questo si aggiungono eventi meteorologici estremi e, più in generale, l'aggravarsi della crisi climatica e ambientale, che potrebbero far aumentare i prezzi dei beni alimentari.
Al contrario, l'inflazione potrebbe risultare inferiore se gli attuali conflitti geopolitici trovassero una soluzione duratura, oppure se gli effetti indiretti o secondari del recente shock dei prezzi energetici fossero meno intensi del previsto. Inoltre, mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero ridurre la domanda, contribuendo a una diminuzione dell'inflazione.
Il consiglio direttivo continuerà quindi "a monitorare attentamente l'entità e la persistenza degli aumenti dei costi energetici, nonché il modo in cui questi influenzano la formazione di prezzi e salari, le aspettative di inflazione e l'andamento economico complessivo".
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