HIV, crisi sanitaria alle Fiji: un adulto su 60 è sieropositivo

L'uso di droghe iniettive, la condivisione di aghi e l'accesso limitato alle cure sono tra i fattori che alimentano i contagi

HIV, crisi sanitaria alle Fiji: un adulto su 60 è sieropositivo

Le Fiji hanno proclamato un'emergenza nazionale a causa della diffusione dell'HIV. Nell'arcipelago del Pacifico meridionale, con una popolazione di poco meno di un milione di persone, le nuove diagnosi sono aumentate rapidamente negli ultimi anni, in contrasto con la tendenza globale di riduzione delle nuove infezioni.

Le statistiche illustrano la portata del problema: cinque anni fa, circa un adulto su 167 era sieropositivo, mentre ora il rapporto è di uno su 60. Questo incremento è anche dovuto a una maggiore diffusione dei test, ma le autorità sanitarie segnalano diversi fattori che stanno favorendo la trasmissione del virus.

Il governo aveva già riconosciuto l'esistenza di un'epidemia di HIV nel gennaio 2025. L'aggravarsi della situazione ha portato a un ulteriore aumento del livello di allerta.

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Secondo il ministro della Salute Atonio Lalabalavu, nel 2025 sono state registrate 2.060 nuove diagnosi di HIV. Nello stesso anno, 59 neonati sono risultati positivi.

È aumentato anche il numero di decessi legati alla malattia: 117 nel 2025, rispetto ai 25 del 2021.

Gli esperti sono preoccupati non solo per i casi già identificati. Renata Ram, consulente per le Fiji di UNAIDS, ha evidenziato il rischio che molte persone siano infette senza saperlo, poiché non si sono ancora sottoposte al test.

A complicare ulteriormente la situazione è il limitato accesso ai trattamenti: solo il 22% delle persone sieropositive ha ricevuto una terapia antiretrovirale. Questi trattamenti aiutano a controllare la replicazione dell'HIV, prevenire l'AIDS e, quando la carica virale è soppressa, impedire la trasmissione sessuale del virus.

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Parte dell'emergenza è legata alla crescente diffusione delle droghe iniettabili. Negli ultimi anni, le Fiji sono diventate un punto chiave nelle rotte del narcotraffico tra le Americhe e l'Oceania, mentre il consumo di metanfetamina per via endovenosa è aumentato nell'arcipelago.

La situazione è aggravata dalla difficoltà di ottenere aghi sterili, che possono richiedere una prescrizione e avere costi non accessibili a tutti.

Tra le pratiche particolarmente rischiose c'è il cosiddetto "bluetoothing". Dopo essersi iniettata la droga, una persona preleva il proprio sangue con lo stesso ago e lo inietta a un'altra persona, nel tentativo di condividere la sostanza. Questo metodo espone direttamente alla trasmissione dell'HIV e di altre infezioni ematiche.

Anche i rapporti sessuali non protetti e la scarsa diffusione dei preservativi contribuiscono ai contagi.

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Alla crisi sanitaria si aggiunge un problema sociale. Nelle Fiji, HIV, sessualità e tossicodipendenza sono ancora argomenti fortemente stigmatizzati. La paura di essere riconosciuti entrando in una clinica può spingere alcune persone a evitare sia il test sia le cure.

Un ostacolo particolarmente grave perché una diagnosi tempestiva consente di iniziare rapidamente la terapia e ridurre drasticamente il rischio di trasmettere il virus.

Il governo ha annunciato un piano d'emergenza che include la distribuzione gratuita della PrEP, una profilassi farmacologica che riduce il rischio di contrarre l'HIV, e una maggiore disponibilità di aghi sterili.

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